L’errore che tutti i genitori fanno quando scelgono la ricotta al supermercato: ecco come evitarlo

Quando acquistiamo ricotta per i nostri bambini, tendiamo a fidarci dell’aspetto candido e della consistenza morbida che troviamo nel banco frigo. Eppure, dietro quel vasetto apparentemente innocuo, si nasconde spesso un’informazione fondamentale che molti produttori preferiscono lasciare nell’ombra: la provenienza del siero di latte utilizzato per la produzione. La ricotta rappresenta uno degli alimenti più raccomandati dai pediatri per l’alimentazione infantile, grazie al suo profilo nutrizionale equilibrato e alla digeribilità. Proprio per questo motivo, la trasparenza sulla sua origine dovrebbe essere considerata una priorità assoluta, non un dettaglio secondario relegato in caratteri microscopici o, peggio ancora, completamente assente.

Il vuoto normativo che confonde i consumatori

La legislazione italiana impone l’indicazione dell’origine per molti prodotti lattiero-caseari, ma esistono zone grigie che permettono ai produttori di aggirare parzialmente quest’obbligo. Mentre per il latte fresco e alcuni formaggi le regole sono stringenti, per la ricotta la situazione si complica notevolmente. Tecnicamente classificata come latticino e non come formaggio vero e proprio, la ricotta può beneficiare di margini interpretativi che lasciano i genitori nell’incertezza.

Quando l’etichetta riporta genericamente “latte” senza ulteriori specificazioni geografiche, quel siero potrebbe provenire da allevamenti situati in qualsiasi paese dell’Unione Europea, o addirittura da paesi extra-UE con standard di controllo veterinario potenzialmente differenti da quelli italiani. Un’informazione che acquisterebbe un peso completamente diverso se fosse comunicata con chiarezza ai consumatori.

Perché la provenienza geografica fa la differenza

Non si tratta di campanilismo alimentare o di nazionalismo gastronomico. La questione ha radici profonde che riguardano la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e la possibilità di risalire rapidamente alla fonte in caso di problemi sanitari.

Tracciabilità sanitaria

Quando acquistiamo ricotta per un bambino, dovremmo poter conoscere l’intera filiera produttiva. In caso di allerta sanitaria o contaminazione, la capacità di identificare rapidamente la provenienza del prodotto può fare la differenza tra un richiamo tempestivo e un rischio prolungato per i consumatori più vulnerabili. Gli allevamenti italiani sono sottoposti a controlli serrati e frequenti, ma lo stesso livello di supervisione non è garantito ovunque.

Impatto ambientale del trasporto

Il siero di latte che attraversa mezza Europa prima di diventare la ricotta che mettiamo nel piatto dei nostri figli ha un’impronta ecologica significativamente superiore rispetto a quello prodotto localmente. I trasporti refrigerati su lunghe distanze richiedono energia, producono emissioni e aumentano il rischio di interruzioni della catena del freddo.

Come decifrare le etichette esistenti

Nonostante le lacune normative, esistono alcuni indizi che possono aiutare i genitori attenti a orientarsi meglio tra gli scaffali del supermercato. Verificare la presenza di certificazioni DOP o IGP garantisce un legame territoriale preciso e controllato, mentre cercare la dicitura “latte italiano” o indicazioni geografiche specifiche può rivelare produttori che scelgono volontariamente la trasparenza come elemento distintivo. Controllare lo stabilimento di produzione aiuta, ma attenzione: il codice che inizia con IT seguito da numeri e lettere indica uno stabilimento italiano, non necessariamente l’origine della materia prima. Diffidare delle formulazioni vaghe come “prodotto in Italia” è fondamentale, perché indicano solo dove è avvenuta la lavorazione.

La differenza tra produzione e provenienza

Una delle strategie più comuni utilizzate sulle etichette alimentari consiste nel sottolineare il luogo di produzione, creando un’associazione mentale con l’italianità del prodotto. Uno stabilimento può tranquillamente trovarsi in Italia e trasformare siero proveniente da altri paesi, risultando tecnicamente “prodotto in Italia” pur utilizzando materie prime di origine estera. Questa distinzione, apparentemente tecnica, ha conseguenze pratiche importanti per chi cerca di fare scelte informate per l’alimentazione dei propri bambini. La produzione locale del prodotto finito non garantisce automaticamente la prossimità geografica degli allevamenti da cui proviene il latte.

Cosa possono fare i genitori consapevoli

Di fronte a questa situazione, il consumatore non è completamente impotente. Privilegiare i produttori che dichiarano volontariamente l’origine rappresenta il primo passo efficace. Alcuni caseifici hanno compreso che la trasparenza costituisce un valore aggiunto e riportano spontaneamente informazioni dettagliate sulla provenienza del siero utilizzato. Premiare queste scelte con i nostri acquisti invia un messaggio chiaro al mercato.

Rivolgersi ai banchi gastronomia o ai negozi specializzati può offrire maggiori garanzie. In questi contesti è più facile dialogare direttamente con chi vende, ponendo domande specifiche sulla filiera e ottenendo informazioni che sulle etichette dei vasetti preconfezionati non compaiono mai. Segnalare l’assenza di informazioni chiare alle associazioni dei consumatori contribuisce a creare pressione per un cambiamento normativo. Più sono numerose le richieste di trasparenza, maggiore sarà l’attenzione delle istituzioni verso questa lacuna informativa.

Il ruolo educativo delle scelte alimentari

Insegnare ai nostri figli a interrogarsi sulla provenienza del cibo che consumano rappresenta un’eredità preziosa che va oltre la singola confezione di ricotta. Sviluppare uno sguardo critico verso le etichette, imparare a distinguere le informazioni sostanziali da quelle di marketing, comprendere che la trasparenza è un diritto e non un privilegio: sono competenze che formeranno consumatori più consapevoli e cittadini più attenti.

La ricotta destinata all’alimentazione infantile merita particolare attenzione proprio perché i bambini rappresentano i soggetti più vulnerabili dal punto di vista nutrizionale e sanitario. Quello che per un adulto potrebbe essere un compromesso accettabile, per un organismo in crescita può fare una differenza significativa nel tempo. La battaglia per la trasparenza alimentare si combatte anche davanti agli scaffali del supermercato, con le nostre scelte quotidiane. Ogni volta che chiediamo informazioni, leggiamo attentamente le etichette e privilegiamo i prodotti più trasparenti, stiamo contribuendo a costruire un mercato più rispettoso dei diritti dei consumatori e più attento alla salute dei più piccoli.

Quando compri ricotta controlli da dove viene il siero?
Sempre guardo origine del latte
Solo se per bambini
Mi fido del made in Italy
Non sapevo fosse importante
Compro solo dal gastronomaio

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