Quando ci troviamo davanti al banco dei surgelati e vediamo quella confezione di filetti di merluzzo in promozione, la tentazione di riempire il carrello è forte. Il prezzo sembra vantaggioso, la confezione promette un certo numero di porzioni e l’etichetta riporta un peso che ci fa pensare a un buon affare. Ma siamo davvero sicuri di portare a casa quello che crediamo di acquistare?
La realtà dei prodotti ittici surgelati nasconde insidie che pochi consumatori conoscono e che possono trasformare un’apparente convenienza in un acquisto decisamente sopravvalutato. Il problema non riguarda la qualità del pesce in sé, ma ciò che finisce effettivamente nel nostro piatto rispetto a quanto paghiamo.
Il peso sulla bilancia: quello che non ti aspetti
La prima sorpresa arriva quando si legge attentamente l’etichetta. Quella confezione da 400 grammi che sembrava generosa potrebbe contenere una quantità di pesce netto significativamente inferiore. Il motivo? Due elementi che raramente consideriamo al momento dell’acquisto: la glassatura protettiva e la panatura.
La glassa è quello strato di ghiaccio che avvolge il pesce per preservarlo durante la conservazione. Si tratta di una pratica lecita e necessaria, ma il punto critico è questo: quel ghiaccio viene pesato insieme al prodotto. Secondo il Regolamento europeo, la glassatura nei prodotti ittici surgelati non dovrebbe superare il 7% del peso per filetti interi e può arrivare al 12% per piccoli pezzi. Nella realtà , però, analisi indipendenti hanno rilevato casi con percentuali fino al 20-25% in prodotti presenti sul mercato. Facendo un rapido calcolo, su 400 grammi di prodotto potrebbero esserci fino a 100 grammi di semplice acqua ghiacciata.
La panatura: l’illusione del volume
Nel caso dei filetti impanati, la situazione si complica ulteriormente. Lo strato croccante che rende il prodotto così appetitoso contribuisce in modo sostanziale al peso complessivo, ma ovviamente non rappresenta pesce. Test di laboratorio su prodotti commerciali italiani hanno misurato il 45-55% di panatura e additivi nei filetti surgelati. La combinazione tra glassa e panatura può quindi ridurre il contenuto effettivo di merluzzo fino al 40-50% rispetto al peso dichiarato sulla confezione.
Questo significa che quella scatola che pensavamo contenesse cibo sufficiente per quattro persone, potrebbe in realtà bastare a malapena per due porzioni abbondanti. Il prezzo al chilogrammo, che sembrava competitivo, si trasforma improvvisamente in una spesa tutt’altro che vantaggiosa se rapportata al pesce effettivamente consumato.
Le indicazioni ingannevoli sulle porzioni
Molte confezioni riportano sulla parte frontale indicazioni come “4 porzioni” o “6 filetti”. Queste informazioni, pur essendo formalmente corrette in termini di numero di pezzi, possono risultare fuorvianti rispetto alla sostanza nutritiva effettiva. Le linee guida nutrizionali italiane suggeriscono che una porzione raccomandata di pesce dovrebbe aggirarsi intorno ai 150 grammi di prodotto netto, ma dopo aver sottratto glassa e panatura, quanto rimane realmente?

Il consumatore si trova quindi di fronte a una discrepanza tra aspettativa e realtà che raramente viene evidenziata in modo chiaro al momento dell’acquisto. Le immagini accattivanti sulla confezione mostrano filetti generosi e dorati, ma non raccontano la storia completa.
Come difendersi: la checklist dell’acquisto consapevole
Esistono alcuni accorgimenti che possono aiutarci a valutare con maggiore precisione ciò che stiamo acquistando:
- Cercare l’indicazione del peso netto sgocciolato: alcuni produttori più trasparenti riportano questa informazione, che rappresenta il peso del pesce senza la glassa
- Verificare la percentuale di panatura: quando indicata, permette di calcolare quanta parte del prodotto è effettivamente pesce
- Controllare la tabella nutrizionale: valori proteici sotto i 12-15g per 100g di prodotto indicano elevate addizioni di ingredienti non ittici
- Confrontare il prezzo al chilogrammo tra prodotti con e senza panatura: spesso i filetti al naturale risultano più convenienti
- Diffidare delle offerte troppo aggressive: prezzi eccessivamente bassi nascondono spesso percentuali elevate di ingredienti diversi dal pesce
La questione delle offerte speciali
I volantini promozionali amplificano il problema. Quando vediamo “Filetti di merluzzo a metà prezzo”, il nostro cervello registra immediatamente l’affare, senza soffermarsi sui dettagli. Ma proprio durante le promozioni aggressive dovremmo essere più vigili: cosa viene effettivamente scontato? Il pesce o l’acqua ghiacciata che lo avvolge?
Indagini comparative sui surgelati in promozione hanno evidenziato che alcuni retailer applicano sconti su prodotti con percentuali di glassatura particolarmente elevate, rendendo l’offerta meno vantaggiosa di quanto appaia. Un prodotto scontato del 50% ma con il 30% di glassa potrebbe costare, in termini di pesce netto, quanto un prodotto a prezzo pieno con glassatura minima.
L’importanza della consapevolezza
Non si tratta di demonizzare i filetti di merluzzo surgelati, che rimangono un’opzione pratica e nutrizionalmente valida. L’obiettivo è sviluppare una capacità critica che ci permetta di valutare correttamente il rapporto qualità -prezzo. Ogni euro speso dovrebbe corrispondere a un valore reale, non a una percentuale di ghiaccio destinata a sciogliersi in cottura.
La trasparenza nelle etichette dovrebbe essere un diritto, non un optional. Fino a quando la normativa non imporrà indicazioni più chiare sul peso del prodotto effettivamente commestibile, spetta a noi consumatori armarci di informazioni e strumenti per non cadere nelle trappole del marketing alimentare. Pesare il prodotto dopo lo scongelamento, almeno una volta, può essere un esperimento illuminante che cambierà per sempre il nostro approccio all’acquisto di questi prodotti.
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