L’adolescenza è un territorio emotivo complesso, dove le certezze crollano e l’identità si costruisce pezzo per pezzo, spesso tra dubbi laceranti. Quando un nonno osserva i propri nipoti rifugiarsi in questa fragilità, può sentirsi impotente, sospeso tra il desiderio di intervenire e il timore di essere percepito come una voce fuori tempo. Eppure, proprio la distanza generazionale può trasformarsi in un vantaggio straordinario: i nonni possiedono una prospettiva che né i genitori né i coetanei possono offrire, fatta di esperienza vissuta senza l’urgenza educativa tipica del ruolo genitoriale.
Perché l’autostima crolla durante l’adolescenza
Prima di agire, è fondamentale comprendere cosa accade nella mente di un adolescente. Tra i 12 e i 18 anni, il cervello attraversa una ristrutturazione profonda, particolarmente nelle aree legate all’identità sociale e all’autoconsapevolezza. I dati mostrano che il 74% dei problemi di salute mentale insorge entro i 24 anni, con ansia e depressione in crescita del 20% tra i giovani sotto i 20 anni dal 2018 al 2022.
I ragazzi diventano ipersensibili al giudizio altrui, mentre il confronto costante con modelli irrealistici sui social media amplifica ogni insicurezza. Non si tratta di debolezza caratteriale, ma di una fase evolutiva naturale che necessita di supporto strategico. Quando un nipote dice “faccio schifo in tutto” o “nessuno mi vuole”, non sta necessariamente cercando una confutazione logica. Sta esprimendo un dolore reale che merita prima di tutto riconoscimento.
Il potere terapeutico dell’ascolto attivo
Molti nonni commettono l’errore di rispondere immediatamente con rassicurazioni generiche: “Ma no, sei bravissimo!” oppure “Non dire sciocchezze!”. Queste frasi, seppur ben intenzionate, invalidano l’esperienza emotiva dell’adolescente, creando un muro invece di un ponte.
L’approccio più efficace prevede innanzitutto la validazione emotiva: “Capisco che in questo momento ti senti così, dev’essere davvero difficile”. Poi serve curiosità autentica, chiedendo “Cosa ti ha fatto pensare questo oggi?” oppure “C’è stato qualcosa in particolare?”. Infine, bisogna resistere alla tentazione di risolvere immediatamente il problema, semplicemente esserci con presenza senza giudizio.
Questa tecnica, supportata da ricerche sulla comunicazione e interventi psicologici come la mentalizzazione, permette al giovane di sentirsi compreso senza sentirsi fragile o inadeguato per provare certe emozioni.
Narrazioni alternative: il nonno come custode di storie
Uno degli strumenti più potenti a disposizione dei nonni è la narrazione biografica. Invece di offrire consigli diretti, raccontare episodi personali di fallimento, imbarazzo o insicurezza vissuti durante la propria giovinezza crea un effetto normalizzante straordinario.
“Quando avevo sedici anni, evitavo le feste perché pensavo che tutti mi guardassero e ridessero di me” è infinitamente più efficace di “Vedrai che passa”. La differenza sta nel mostrare vulnerabilità autentica, dimostrando che l’incertezza non è un difetto da correggere ma un’esperienza umana universale.
Attenzione però a non cadere nella trappola del “ai miei tempi”: le sfide erano diverse, e riconoscere questa differenza mantiene la credibilità. Si può dire: “Ai miei tempi non c’erano i social, immagino che renda tutto più complicato per voi”.
Competenze specifiche: trovare il talento invisibile
Gli adolescenti con bassa autostima spesso si confrontano solo in ambiti dove si sentono già inadeguati: voti scolastici, aspetto fisico, popolarità. Il nonno può ampliare deliberatamente il campo visivo, identificando competenze che il ragazzo non riconosce in se stesso.

Non si tratta di inventare qualità inesistenti, ma di illuminare ciò che è nell’ombra: la capacità di ascoltare gli amici nei momenti difficili, l’ironia sottile che emerge nelle conversazioni, la precisione nel prendersi cura di un animale domestico, la creatività nel personalizzare i propri oggetti. Commentare questi aspetti con specificità (“Ho notato come riesci a far ridere tua sorella quando è triste, è un dono raro”) costruisce un’autopercezione più ricca e articolata.
Il linguaggio giusto: modernità senza forzature
La preoccupazione di sembrare fuori luogo linguisticamente è legittima, ma la soluzione non sta nel fingere di essere “giovani”. Gli adolescenti percepiscono immediatamente l’autenticità e preferiscono un nonno genuinamente se stesso piuttosto che uno che usa goffamente il loro gergo.
Alcune strategie comunicative funzionano indipendentemente dall’età: fare domande aperte invece di chiuse, usare messaggi in prima persona (“Mi preoccupo quando ti vedo così”) invece che giudicanti (“Sei troppo pessimista”), rispettare i silenzi senza riempirli compulsivamente, chiedere il permesso prima di dare consigli: “Posso dirti cosa penso o preferisci che ti ascolti soltanto?”.
Attività condivise: costruire autostima attraverso l’esperienza
L’autostima non si costruisce solo con le parole, ma attraverso esperienze di successo progressivo. Proporre attività condivise dove il risultato non è performativo ma relazionale crea spazi sicuri per sperimentare senza paura del fallimento.
Cucinare insieme una ricetta complessa, fare una passeggiata fotografica dove ognuno cerca la propria prospettiva, iniziare un progetto manuale che richiede settimane: queste esperienze offrono momenti naturali di conversazione, riducono la pressione del contatto visivo diretto (facilitando l’apertura) e creano memorie condivise che rafforzano il legame.
Quando coinvolgere i genitori o professionisti
È essenziale riconoscere i limiti del proprio ruolo. Se i segni di scarsa autostima si accompagnano a isolamento estremo, modifiche significative nel sonno o nell’alimentazione, o accenni autolesivi, diventa necessario coinvolgere i genitori e suggerire il supporto di uno psicologo specializzato in età evolutiva. I dati indicano che il 20% dei minorenni in Italia presenta un disturbo neuropsichiatrico, e un intervento tempestivo può fare la differenza.
Questo non rappresenta un fallimento, ma un atto di responsabilità. Il nonno può facilitare questo passaggio normalizzando la richiesta d’aiuto: “Anche io, a volte, ho avuto bisogno di parlare con qualcuno di esterno. È un segno di intelligenza, non di debolezza”.
Il ruolo del nonno nell’ecosistema familiare possiede un valore insostituibile proprio perché opera al di fuori delle dinamiche di potere genitoriali. Non deve educare, correggere o plasmare: può semplicemente testimoniare, accompagnare, rispecchiare. In un mondo che richiede costantemente agli adolescenti di essere perfetti, performanti e sicuri, la presenza di una figura che accetta incondizionatamente le loro ombre può diventare la luce che cercano per ritrovarsi.
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